Alessandria
La presenza degli ebrei ad Alessandria
L’inizio dell’ebraismo alessandrino risale al 1490, quando Abramo, figlio di Giuseppe Vitale de Sacerdoti, aperse un banco di prestito nella città . Nel giro di pochi anni il nucleo di famiglie ebree crebbe ed incluse i Levi, i Pugliese, gli Amar, i De Benedetti… Fino a raggiungere il numero di 420 nel Settecento. Nel 1723 poi venne istituito il ghetto dai Savoia.
Nel periodo napoleonico diversi ebrei ebbero ruoli di primo piano e dal 1848 fecero il loro ingresso in tutte le sfere della vita politica, culturale, militare ed economica. Non a caso pochi anni dopo, nel 1858, l’ing. Giacomo della Torre presentò alle autorità , senza successo, un progetto di nuova sinagoga, nel 1867 l’architetto Giovanni Roveda, ne presentò un altro, che ebbe invece riscontro positivo, e nel 1871 si inaugurò la Sinagoga di via Milano, nel centro storico della città , l’antica “contrada degli Ebrei”.
Il tempio fu solennemente inaugurato dal rabbino Elia Levi Deveali.
In realtà il tempio ne sostituì uno più modesto e piccolo, di cui si ignorano la data di costruzione e gli aspetti architettonici, e che stava nascosto fra le case circostanti. Ad esso si accedeva mediante una porta situata in Strada dei sarti, oggi via Migliara.
Aspetti storici e artistici della Sinagoga
La fastosa facciata esterna ha elementi intonacati che ricordano motivi neogotici, in particolare la foggia delle aperture e il coronamento ornato di pinnacoli. È in stile eclettico, ha tre ordini di finestre con lesene e sagomature bianche.
Nel 1904, tra le loggette superiori, in due nicchie centrali, furono poste le tavole delle Legge, scritte in ebraico. Sotto di esse, sormontata dalla stella di Davide, una lapide ricorda la Shoah degli Ebrei nella Seconda Guerra Mondiale. Due piccole porte d’ingresso sembrano esprimere un bisogno di nascondersi, di non farsi vedere, quasi un ricordo di tempi in cui gli Ebrei erano oggetto di scherno e dileggio nel recarsi al Tempio.
Entrando, sulla destra, vi è un Piccolo Tempio, restaurato di recente, dopo l’alluvione del 1994: il restauro ha saputo ottenere e conservare una soffusa, tenue atmosfera di intimità , di compostezza, di religioso raccoglimento. Si notano i banchi per la preghiera, l’aron, ricoperto da un ornamentale parokhet, un leggio, vari candelabri.
Salendo due rampe di scale si raggiunge il Tempio vero e proprio, uno dei più imponenti d’Italia: tutta questa parte è in fase di restauro e consolidamento in quanto presenta aspetti di degrado.
La grandiosità della sala è alleggerita da snelle colonnine che reggono i loggiati e, sul fondo, nascondono il coro. Il podio (bimà ) risulta più elevato rispetto al pavimento di tre gradini, sul primo dei quali si ergono due lampadari; al centro, il leggìo e ai lati due poltrone ottocentesche. Dietro, l’aron che custodisce il Sefer Torà ricoperto da un prezioso e bellissimo parokhet. Sopra spiccano le Tavole della Legge.
Di fronte all’aron, eleganti colonnine formano un leggero porticato che in basso ha funzione decorativa, mentre nei piani sovrapposti nascondono il matroneo, a due piani. Grandi finestre a vetri policromi e vari tipi di lampadari, in bronzo, danno a tutta la sala un senso di solennità , di raccoglimento.
Nel 1943, il Tempio fu saccheggiato dai fascisti: furono distrutte le due biblioteche (circa 700 libri in ebraico per studio e preghiera, tra i quali alcuni mahazorim del Cinquecento, varie edizioni del Talmud, manoscritti rari e antichi), le panche di legno, rubate le argenterie e ogni oggetto prezioso e sacro. Furono altresì bruciati in piazza Rattazzi (oggi, della Libertà ) una ventina di Sefarim con pregevoli ornamenti, numerose mappot e rimonim.
Nel 1950, il Tempio fu restaurato: gli arredi distrutti furono sostituiti con altri provenienti dalla Comunità di Nizza Monferrato. Per questo, a prima vista, alcuni elementi come la tevà , l’aron appaiono più semplici nel contesto della grandiosità dell’insieme.
Al centro del soffitto, ingentilito da geometrici giochi in stucchi bianchi a sfondo marrone, è ancora visibile il foro da cui scendeva il filo reggente un imponente e prezioso lampadario. Esiste ancora, sul solaio, una piccola gru che permetteva di innalzarlo e abbassarlo. Fuori dalla sala, al piano superiore, si trova una piccola aula scolastica, Talmud Torà , muta testimonianza di tempi felici, quando la Comunità di Alessandria era viva e prospera, nell’osservanza della propria fede e delle proprie tradizioni.
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