Ambienti ebraici

Oltre alla Sinagoga a Casale sono accessibili altri significativi “ambienti ebraici”.

Il museo ebraico

Inaugurato nel 1969 il Museo occupa i due piani del matroneo ed alcune sale attigue. È articolato in varie sezioni: la sala della preghiera e del Sabato, le sale didattiche delle feste e del ciclo della vita, le sale degli argenti e dei tessuti.
Vi è esposto tutto il patrimonio artistico della Comunità ebraica costituito da donazioni e prestiti: dagli arredi di culto, agli oggetti di vita quotidiana e di studio.
Numerosi e di notevole pregio sono gli ornamenti dei Rotoli della Legge sbalzati o cesellati o in filigrana, tutti eseguiti da artigiani locali su copia o su disegno.
I tessuti, in ottimo stato di conservazione, hanno spesso ricamato il nome di chi ha eseguito il lavoro o della famiglia donatrice.

L’archivio storico

Nel 1989 è stata avviata la riorganizzazione dell’archivio storico ora situato nell’ala sud ovest dell’edificio comunitario in due grandi locali dedicati alla memoria di Livia Pavia Wollemborg.
Accanto ai documenti si trova una raccolta di manoscritti e testi liturgici nonchè tutto il materiale della comunità di Moncalvo estinta prima della seconda guerra mondiale.
Recentemente è stata completata anche l’informatizzazione dell’intero catalogo che può essere così accessibile e consultabile con facilità dagli studiosi.

Il museo dei lumi

Hanukkah è una storia di uomini, una storia di resistenza e di potere. Antioco Epifane, duecento anni prima dell’era volgare, occupava Israele e voleva imporre un’altra cultura quella da lui portata, che aveva già invaso e pervaso tutto il Mediterraneo: la civiltà ellenistica.
La strategia che il monarca scelse di adottare era molto semplice e già più volte sperimentata: far pagare molte tasse alle classi più deboli limitandone nel contempo la libertà d’azione, lasciando invece maggiore libertà alle classi aristocratiche, già più assimilate. La crudeltà di Antioco Epifane provocò una grande resistenza, che con l’aiuto dei Sacerdoti portò alla vittoria dei Maccabei e alla riconsacrazione del Tempio liberato da idoli e simboli pagani.
La cultura di Abramo monoteista e semita aveva rischiato di sparire per sempre, di spegnersi immancabilmente. Se Giuda Maccabeo non avesse posto resistenza e non avesse vinto, oggi, probabilmente, non ci sarebbe l’Ebraismo, e neppure il Cristianesimo e l’Islamismo. Proprio questa continuità, questa resistenza, questa capacità di reagire e di continuare viene rappresentata simbolicamente e visivamente dall’accensione dei lumi. È nella forza di un’unica ampolla di olio, indispensabile per l’accensione del Ner Tamid, lume perpetuo, che conteneva una piccola quantità di olio utile per un solo giorno che si compie il miracolo.
La fiamma si mantiene viva per otto giorno e otto notti. Per tutto il tempo necessario alla “costruzione” di altro olio. Ecco quindi che anche una minima quantità di energia può produrre luce, molta luce affinché resista nel tempo.
La Comunità di Casale ha fatto ancora più sua questa storia, eleggendola a simbolo di una continuità che non si deve né perdere né disperdere.
Da più anni forte della propria unica identità, proprio nel giorno di Hannukkah, si apre ecumenicamente agli uomini di altre religioni monoteiste che accendono gli stessi lumi di Giuda Maccabeo.
Questa volontà di continuare, si conferma nella avvenuta costituzione della Fondazione Arte, Storia e Cultura Ebraica a Casale Monferrato e nel Piemonte Orientale-onlus che cura la raccolta delle nuove lampade di Hannukkah.
Realizzate su invito, da artisti contemporanei, formano un ponte ideale tra i Lumi del passato, che non devono spegnersi e quelli del futuro che devono continuare ad accendersi.
Questi lumi sono collocati in una sala espositiva recuperata dalle cantine che ospitavano il forno che produceva pane “azzimo” per tutti gli ebrei del Monferrato, i Sefarditi e gli Ashkenaziti, che in queste terre hanno trovato popolazioni ospitali e hanno resistito integrandosi in una reciprocità di costruttivo rispetto.

I due cimiteri

A Casale, seconda comunità ebraica del Piemonte, esistono tuttora due cimiteri, mentre vi sono alcune testimonianze che attestano l’esistenza di due ulteriori “prati degli ebrei” vicino a Piazza Statuto ed a Porta Milano.
Del cimitero vecchio, situato in via Negri, il cui primo utilizzo risale al 1732, è conservato nell’archivio della locale Comunità un elenco nominativo dei primi anni del XIX secolo, in cui sono registrate oltre 200 sepolture.
Al centro del campo si trova un suggestivo accatastamento di lapidi con scritte, parzialmente corrose, in ebraico; vicino esisteva verosimilmente un tempietto di cui sono rimasti i progetti. Ancora intorno al 1930 alcuni ebrei hanno espresso il desiderio di essere seppelliti accanto ai loro avi.
Nel 1810 ci furono trattative infruttuose condotte da Enrico Vitta per conto del Concistoro degli ebrei, circoscrizione di Casale, per l’acquisto di un appezzamento di terreno fuori Porta Nuova; si giunse nel 1893 ad una Convenzione col Municipio, relativa ad un ettaro di terreno su cui insiste l’attuale cimitero di via Cardinal Massaia.
Il prato, di forma quadrata, registra la prima sepoltura nel 1904, al suo interno si trova il tempietto progettato da Enrico Bertana e Lorenzo Rivetti con belle vetrate ed iscrizioni in lingua ebraica tratte dai Salmi.



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