Sinagoga
Nel cuore del vecchio ghetto si accede ad un gioiello di architettura tardo barocca piemontese, dichiarato monumento nazionale. Le prime notizie riguardanti l’aula di preghiera della comunità ebraica di Casale risalgono al 1590.
La Sinagoga, inaugurata nel 1595, nel corso dei secoli ha subito successive modifiche e ampliamenti.
L’edificio occupa un lato dell’attuale piccolo vicolo Salomone Olper ed ha mantenuto, fin dall’origine, un aspetto anonimo con una facciata analoga alle case del quartiere ed un ingresso decisamente piccolo. Dalla strada si passa in un vasto atrio che prosegue con un armonioso porticato che forma il chiostro insieme ad un piccolo giardino.
La sala di preghiera, di forma rettangolare, oggi splendidamente restaurata, è per tre lati circondata dalle gallerie che ospitano i matronei e riceve luce da 14 ampie finestre.
Grandi lampadari dorati pendono dal soffitto, costituito da una volta a botte con pitture e stucchi dorati che spiccano su fondo verde azzurro.
La decorazione in oro della volta è formata da una scritta ebraica il cui significato è “questa è la porta del cielo”. Le pareti bianche, blu cobalto ed oro sono ricoperte di iscrizioni in ebraico incorniciate con stucchi dorati che costituiscono un prezioso elemento decorativo, insieme alle grate in legno cesellato che celano i due matronei.
Negli anni compresi tra il 1848 ed il 1866 gli ebrei casalesi prendono coscienza della loro nuova condizione di libertà , la Sinagoga viene ampliata, restaurata e impreziosita su interessamento dell’allora Rabbino Salomone Olper.
La liturgia ebraica non prevede in alcun modo l’esistenza del pulpito in quanto la preghiera nasce come momento di devozione e raccoglimento corale e non è affidata, se non per comodità , ad un officiante.
L’emancipazione segna, tuttavia, a Casale come altrove, l’imporsi dei pulpiti ad imitazione delle Chiese cristiane. I banchi vengono perciò allineati in direzione dell’area di preghiera, dove si trova la Tevah, pulpito, chiusa da un cancello in ferro battuto, dipinto in verde. L’Aron, l’armadio che custodisce i Rotoli della Legge, risale al 1765, è in stile neoclassico con un corpo centrale sormontato da un timpano sorretto da monumentali colonne in legno, i capitelli corinzi e la decorazione di rami di foglie e quercia sul timpano sono in oro.
Tra le tante iscrizioni presenti all’interno della Sinagoga, nella terza fila superiore si legge una frase dal tono ecumenico: da Isaia 56,7 “chi biti bet tefilà , ikra le kol amim”, “poiché è il mio Tempio, si chiamerà casa di Orazione per tutti i popoli”.

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